Dietro le quinte di un designer

Dietro le quinte di un designer

Dietro le quinte di un designer

Spesso questa parola “designer” viene anticipata da un’altra, che può essere grafico (graphic in inglese) o visual.

In questo articolo, parlerò di quello che hanno in comune questi termini e vedremo cosa c’è dietro a un progetto grafico funzionale.

Innanzitutto, è importante spiegare il significato di questi termini.

Il termine “grafico“ o “graphic“ (in inglese) è utilizzato per indicare tutti quegli elementi come layout, marchi, impaginazioni, lettering e le font.

Il termine “visual“ è legato alla visione, quindi a tutto ciò che viene rappresentato alla nostra vista.

Queste due parole sono spesso usate come sinonimi. Alcuni invece pensano che si differenziano. Non sono qui per spiegare le differenze ma, al contrario, cosa hanno in comune.

Come si può intuire dai nomi, hanno entrambe una parola in comune “designer”, questo termine significa “colui che progetta”.

Ho trovato interessante la definizione di un grande designer Riccardo Falcinelli sul termine visual design, personalmente penso che si può applicare a tutti i tipi di design, guardate che dice:

“Visual design è dunque la progettazione di tutto ciò che percepiamo con gli occhi, ma in sinestesia con gli altri sensi, e in rapporto all’immaginazione”.

Come contraddirlo, è proprio così. Infatti, il “designer” è colui che comunica, attraverso le immagini delle idee, delle informazioni. Tali rappresentazioni non arrivano solo ai nostri occhi, ma raggiungono i nostri pensieri, i nostri sentimenti, perché non si limitano solo a trasmettere un messaggio, ma anche ad emozionare.

Per questo, sia se siamo dei grafici designer o visual designer abbiamo una grande responsabilità, noi portiamo alle persone dei messaggi e delle emozioni ben precise, quindi è importante realizzare progetti accurati, funzionali e comunicativi.

Il designer Riccardo Falcinelli a tal proposito dice: “Per essere grandi progettisti bisogna prima essere artigiani con competenze profonde”.

E sì, non si nasce progettista grafico dall’oggi a domani. Bisogna conoscere le tecniche, le basi, le regole per progettare. Una volta acquisite, il designer usa tutti gli strumenti, le tecniche, i principi a sua disposizione filtrandoli per comunicare messaggi creativi e proponendo ogni volta nuove soluzioni.

Se si vuol arrivare a una soluzione efficace bisogna seguire un metodo progettuale.

Cos’è il metodo progettuale?

Il metodo progettuale è una sequenza di operazioni disposte in un ordine logico. Esso può essere acquisito dallo studio, dall’osservazione e dall’esperienza accompagna, perché no, dalla sperimentazione.

 

Perché parlo di sperimentazione e di esperienza?

Dovete sapere che non esiste un metodo progettuale assoluto, ma varia in base al progetto da realizzare, perché ogni progetto ha delle esigenze, bisogni diversi, ha degli obiettivi diversi, per esempio ogni progetto ha il suo proprio messaggio da comunicare, delle proprie emozioni da trasmettere, e perché no, anche dei punti di forza che potrebbe avere il nostro cliente o azienda e tanto altro. Tutti fattori da non sottovalutare.

Ecco, cosa c’è dietro a un designer o a un progetto grafico. Ci sono conoscenze profonde, studio, ricerca, analisi, creatività, sperimentazione e solo alla fine soluzione.

Forse state pensando che seguire un metodo progettuale va a interferire negativamente sulla creatività?

Non è così.

Per un designer creatività non è fantasia. Ecco perché cammina a pari passo con il metodo progettuale.

A tal proposito, mi piace molto la spiegazione di fantasia e di creatività che, un altro grande designer dei nostri tempi, Bruno Munari in uno dei suoi libri recenti “Artista e designer” dice:

L’artista opera con la fantasia, mentre il designer usa la creatività. [….] La creatività è una capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate per cui il risultato che si ottiene è sempre realizzabile praticamente.[…] Mentre l’artista vede con la fantasia una forma o un insieme, o una situazione, o altro e si sforza poi di realizzarlo così come lo aveva vissuto, il designer non sa che forma avrà l’oggetto che sta progettando finché non avrà risolto e armonizzato creativamente tutte le componenti del problema, però ne accetta la soluzione purché si presenti come una delle ottime. In questo caso il risultato finale è una sorpresa, benché approssimativamente il designer ne abbia avuto una percezione, che può servire da stimolo per altri casi di creatività[…] Con la creatività il designer, dopo aver analizzato il problema da risolvere, cerca una sintesi tra i dati ricavati dalle varie componenti per trovare una soluzione ottimale inedita, dove ogni singola soluzione sia fusa con le altre secondo il modo che si ritiene migliore per giungere ad un equilibrio totale”.

Ho riportato alcuni spezzoni di questo capitolo dedicato alla fantasia e alla creatività, ma se potete leggetelo tutto  è veramente interessante. Ve lo consiglio.

Dopo aver letto questa definizione, pensate ancora che seguire un metodo progettuale limita la creatività?

La creatività non basta e soprattutto usare  la creatività nel nostro lavoro non significa poter essere liberi e indipendenti. Innanzitutto, i nostri progetti devono basarsi su solide fondamenta, bisogna conoscere i principi di progettazione, di stampa, del web e tanto altro. Soprattutto, non dobbiamo sottovalutare o non tener conto di tutti questi fattori quando progettiamo.

Il ruolo e il processo di un designer è più complesso di quanto si può pensare e racchiudere tutto in un articolo non è possibile, il mio vuol essere solo un invito nell’approfondire questa tematica e far conoscere a chi ancora non ha avuto modo, qualcosa di questo mestiere.

Se l’articolo vi è piaciuto, cliccate su “mi piace” o condividete.

Alla prossima

Click grafica Nicoletta

 

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