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Differenza tra grafica Raster e grafica vettoriale

Differenza tra grafica Raster e grafica vettoriale

In questo articolo ha collaborato con Olivotto Marco, il quale grazie al suo intervento di revisione ha migliorato l’articolo rendendolo più accurato.

Negli ultimi decenni l’immagine è diventata essenza della nostra vita. L’immagine viene usata per trasmetterci un messaggio, un’emozione, raffigurare una verità, comunicarci.

Esistono dei casi in cui l’immagine accompagna delle parole, per rafforzare il messaggio che esse stesse vogliono comunicare.

Altre volte, viene usata da sola per dare la possibilità all’interlocutore di essere libero di interpretarla, di far scaturire in sé una propria emozione.

Esistono un’infinità di tipi di immagini.

L’immagine grafica

In questo articolo parlerò dell’immagine grafica digitale.

L’immagine grafica digitale è una disciplina artistica che, tramite il computer, ha come obiettivo la creazione di un’immagine statica, un filmino o un’animazione temporanea, per comunicare un’informazione o un messaggio.

L’immagine statica o fissata può essere riportata su un supporto fisico, come la carta o la tela oppure su uno schermo di visualizzazione, come il computer o la televisione.

I filmini o le animazioni invece possono essere trasmessi solo tramite uno schermo di visualizzazione.

La grafica digitale si suddivide in:

  • Grafica raster o bitmap;
  • Grafica vettoriale.

Visto che la grafica digitale è stata possibile solo grazie all’invenzione del computer, avvenuta nel XX secolo, è importante che comprendiamo prima la funzione del colore e i metodi di colore che vengono utilizzati dal computer.

Oltre alla scala di grigi, al bianco e al nero si utilizzano principalmente due tipi di mescolanza di colori, ovvero la mescolanza additiva e quella sottrattiva.

Entrambi, vengono utilizzati dai svariati software esistenti.

 

Mescolanza o sintesi additiva (RGB)

La mescolanza additiva è composta dai colori primari che sono:

  • rosso;
  • verde;
  • blu.

Da questi 3 colori prende il nome la sigla RGB che in inglese sono: red, green e blue.

Tali colori sono chiamati “primari di sintesi additiva” e consentono di costruire parte dei colori dello spettro visibile, che è una parte minuscola dello spettro elettromagnetico, termine con il quale s’indica l’insieme di tutte le radiazioni elettromagnetiche, visibili e non. Quanto grande sia la parte che si riesce a riprodurre in RGB, dipende dalla scelta dei primari, che non è unica.

La mescolanza dei tre colori primari di sintesi additiva è in grado di produrre altri colori, alcuni dei quali non si trovano nello spettro visibile. Tra i colori più rilevanti ci sono il ciano, il magenta (fucsia) e il giallo.

Visto il funzionamento della mescolanza additiva RGB, tale tricromia è utilizzata soprattutto in progetti grafici destinati a uno schermo di visualizzazione come la televisione, il computer, l’ipad eccetera, in quanto sono tutti elementi che producono luce.

Invece, per tutto quello che viene stampato  è necessario usare la mescolanza sottrattiva.

Vediamo il perché.

 

Mescolanza Sottrattiva CMYK

La mescolanza o sintesi sottrattiva CMYK utilizza i colori primari dei pigmenti.

I pigmenti (o toner per stampanti) assorbono in modo selettivo solo alcune lunghezze d’onda della luce, mentre le altre vengono riflesse.

Le onde della luce riflesse danno vita a un determinato colore.

Il nome “mescolanza sottrattiva” nasce proprio dal funzionamento di questa stessa, in quanto, questa volta il colore di un pigmento è dato dalla sottrazione di radiazioni della luce bianca che noi percepiamo.

I colori principali sono:

  • ciano;
  • magenta;
  • giallo.

Sommandoli otteniamo il nero.

Il colore nero però non è mai puro, per questo motivo viene aggiunto un pigmento nero artificiale.

Le stampanti utilizzano questa mescolanza sottrattiva CMYK. Per questo è importante che quando si progetta della grafica per la stampa lavoriamo in CMYK, così otterremo un risultato migliore.

ATTENZIONE:

Non sempre il colore che vediamo sullo schermo sarà uguale a quello che vedremo una volta stampato.

Quindi, prima di avviare un file in laboratorio, facciamo delle prove, in modo da essere più sicuri del risultato che otterremo.

Un’altra parentesi voglio aprirla per lo sviluppo e il ritocco di scatti fotografici. Le fotografie, una volta elaborate, spesso vengono stampate.

Sorge la domanda. In questo caso che tipo di spazio colore è corretto impostare? RGB o CMYK?

Per approfondire potete dare un occhiata a questo articolo “Spazio colore” in Adobe Camera Raw o in Adobe Photoshop, cos’è? Ma soprattutto quale devo scegliere?

Spiegato la mescolanza additiva e sottrattiva, ora possiamo parlare della differenza tra grafica raster e grafica vettoriale.

Grafica raster

Il termine inglese “raster” significa griglia.

Da questi due termini comprendiamo che la grafica raster non è altro che una griglia composta da punti detti pixel.

Il pixel è l’elemento più piccolo che costituisce un’immagine, dei punti di forma quadrata, e possiede tutte le informazioni di colore e intensità.

Se messi insieme come in una griglia, esse formano un’immagine.

Una volta che parliamo di colore, di conseguenza ci riferiamo alle mescolanze di colore citate prima. Quindi, visto che gli schermi, sia del computer che di qualsiasi altro dispositivo digitale, utilizzano per formare un’immagine lo spazio colore RGB, di conseguenza è questa la mescolanza di colore usato per la grafica raster.

PPI e DPI chiariamo i dubbi

La dimensione di un’immagine è determinata dal numero dei pixel per ciascun lato. Questa è l’unica quantità che determina la qualità di un’immagine. L’immagine contiene però anche un dato aggiuntivo (un metadato, tecnicamente parlando) denominato “risoluzione”, che è causa di molta confusione.

Quel dato si misura in PPI, pixel per pollice, e determina soltanto la dimensione della rappresentazione di quell’immagine su un dispositivo che abbia – appunto – tot pixel per pollice. I PPI non influiscono sulla qualità dell’immagine in alcun modo: due immagini jpeg identiche ma con PPI diversi aperte in un browser appaiono uguali. Conta solo il numero complessivo di pixel.

C’è una grande confusione tra due unità molto diverse di risoluzione: PPI e DPI. I PPI rappresentano il numero di pixel per pollice lineare in un dispositivo raster, come un monitor; i DPI il numero di gocce d’inchiostro che una stampante è in grado di depositare in un pollice lineare. In pratica, i PPI ci dicono quanto grandi sono i pixel del nostro monitor, i DPI quanto grandi sono i punti d’inchiostro della nostra stampante. Le due quantità sono completamente indipendenti tra loro.

La confusione deriva dal fatto che la sigla PPI viene usata anche all’interno dei file, come abbiamo visto, con significato puramente indicativo. Inoltre, alcuni produttori di software confondono DPI con PPI, al punto che si è pensato di unificare la sigla in una sola. Le due sigle però rappresentano oggetti diversi: mele e pere sono frutti, ma non sono lo stesso frutto. Quindi conviene essere rigorosi: non esiste, e non può esistere un file a 300 DPI. Così come il fatto che il file abbia 300 PPI non implica che verrà stampato bene – dipende solo dalla dimensione finale della stampa.

L’occhio umano è un sistema di lenti, e come tale ha un potere risolvente: non riesce a distinguere due oggetti troppo vicini. Questo si lega alla risoluzione necessaria per un dispositivo: quanto più dobbiamo osservarlo da vicino, tanto più alta essa dovrà essere. La relazione si trova per mezzo di un calcolo relativamente complicato, e non è oggetto di questo articolo.

La regola è comunque che più piccolo è il dispositivo che osserviamo, più elevata dev’essere la sia risoluzione in PPI affinché percepiamo i pixel come omogenei e non come entità isolate.

 

Nel momento in cui vogliamo, tramite il software di grafica, salvare la nostra immagine, abbiamo variate possibilità.

La scelta di quale scegliere dipende dal tipo di uso che ne faremo.

Vediamo quali sono i principali formati di salvataggio.

Formati di immagine raster o bitmap

Tali formati si suddividono in tre categorie:

  • Non compressi;
  • Compressione lossless;
  • Compressione lossy.

Esaminiamoli una alla volta.

Non compressi

Essi sono i file che pesano maggiormente sulla memoria fisica del computer, e sono:

Raw: è l’unico file definito “negativo” o “grezzo”, perché conserva tutte le informazioni originali dell’immagine. Per questo motivo è utilizzato dai software della macchine fotografiche, per mantenere così tutte le informazioni dello scatto originale;
Bmp: Windows Bitmap, utilizzato per la rappresentazione di immagini raster su sistemi operativi Microsoft Windows. E’ ottimo per velocizzare la lettura e la possibile modifica.

Compressione lossless

Rispetto ai file non compressi, comportano un minor peso nella memoria fisica del computer, senza aver nessuna perdita di qualità, e sono:

Tiff: Tagged Image File Format, mantiene più di tutti, le informazioni importanti, per questo usato per lo scanner e i stampati, come per esempio la fotografia;

NB: il formato TIFF può anche essere non compresso, o compresso lossy.

Png: Portable Network Graphics, uno dei formati compressi più usati, in quanto pesa poco e mantiene le eventuali trasparenze. Per questo è utilizzato soprattutto per la grafica web;

NB: ma non è molto indicato per le immagini fotografiche, perché pesa moltissimo quando non ci sono strutture geometriche. Assai più di un jpeg a massima qualità, di norma.

Gif: Graphics Interchange Format, viene utilizzato soprattutto per salvare immagini animate;

NB: però non è RGB, nella sua forma nativa. Varrebbe la pena dire che usa una scala di colore, e che la trasparenza ha un solo bit. La qualità mediamente è terribile.

PSD: È una compressione lossless ed è fondamentale anche perché è un formato aperto – Adobe ne ha rilasciato le specifiche. Un programma concorrente come Affinity Photo, ad esempio, apre senza difficoltà un file .psd – ma non solo quel programma.

Compressione lossy

Con questi tipi di formati dobbiamo fare attenzione perché perdono di qualità ogni volta che vengono salvati e modificati. Occupano poco spazio sulla memoria fisica del computer e quindi sono utili per lo scambio di file tramite internet, in quanto si caricano con una maggiore velocità

Jpeg o jpg: Joint Photographic Expert Group, il primo standard internazionale di compressione dell’immagine digitale. Comprime sia i livelli di grigio che i colori.

rima di passare a parlare della grafica vettoriale, se pensate che questo articolo vi sia stato utile, che ne dite di lasciarmi un 

 

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C’è dietro tanto lavoro ;-).

Grazie

Grafica vettoriale

La grafica vettoriale è anch’essa una tecnica utilizzata in computer per la realizzazione di un’immagine.

Essa è caratterizzata non più da soli punti, ma da forme geometriche come linee, punti, curve e poligoni ai quali possono essere attribuiti colori e sfumature.

Le componenti principali sono appunto le linee, le curve e le aree.

Grazie a queste caratteristiche, viene utilizzata nell’editoria, nell’architettura, nell’ingegneria e nella grafica realizzata al computer.

Un esempio di grafica vettoriale è la font. Sono realizzati con questo sistema per consentire la variazione delle dimensioni dei caratteri senza perdere di definizione.

I vantaggi, rispetto alla grafica raster, sono diversi.

Volete conoscere le qualità imbattibili della grafica vettoriale in modo visivo? Allora non potete perdervi questo articolo, cliccate qui.

Esaminiamone alcune:

I vantaggi

Visto che le immagini vettoriali sono costituite da forme geometriche è possibile ingrandirle e rimpicciolirle all’infinito e senza mai perdere la risoluzione originaria dell’immagine stessa. Questo perché le forme geometriche seguono di base la regola delle equazioni matematiche;
Rispetto ai file raster, i file vettoriali occupano meno spazio sulla memoria di massa e sulla RAM;

I file vettoriali non necessitano, in tutti i casi, di essere aperte solo con programmi adatti per la grafica vettoriale, ma è possibile aprirli anche con un editor di testo e modificarli;
Le varie parti che compongono un’immagine vettoriale, possono in qualsiasi momento essere modificate e separate.

Gli svantaggi

La progettazione e la realizzazione di un’immagine vettoriale non è intuitiva come quella raster;
Necessita di molte risorse e conoscenze dei software di grafica vettoriale.
Anche nel caso di grafica vettoriale abbiamo vari formati.

Formati di immagini vettoriali

AI: è un formato personalizzato e predefinito dal software stesso, che in questo caso è Adobe Illustrator;

SVG: è un linguaggio per la descrizione di immagini vettoriali bidimensionali pensato anche per il Web.

PDF: Portable Data Format, ci permette di condividere, indipendentemente dalla piattaforma usata, i file vettoriali di immagini o testi. Conserva tutte le informazioni di forme, colori e font contenuti all’interno del file originale. Tale formato è stato sviluppato da Adobe; In pratica, se salvato con le opzioni giuste, è equivalente ad AI.

PS: Postscript, sviluppato da AdobeSystems per la stampa di documenti su stampanti laser e per la memorizzazione di immagini vettoriali;

DCS: Desktop Color Separation, sviluppato originariamente da Quark per tenere separati i dati ad alta risoluzione dall’anteprima a bassa risoluzione;

PICT: Sviluppato da Apple Computer per la piattaforma Macintosh in grado di memorizzare sia immagini vettoriali che raster.

EPS: Encapsulated Postscript tale formato consente di incapsulare immagini raster;

La conversione da grafica vettoriale a raster è molto semplice, in quanto molti software predispongono di un salvataggio dei file apposito per questo tipo di conversione.

Conclusioni

Sia la grafica di immagini vettoriali che quelle raster sono molto importanti per un grafico.

Bisogna conoscere bene le varie funzioni, perché da questo scegliamo di usare uno o l’altro software per la progettazione e realizzazione dei nostri progetti.

Per esempio, se dobbiamo ritoccare delle fotografie dobbiamo assolutamente lavorare con un software per immagini raster.

Invece, se dobbiamo progettare un logo, l’ideale è un software per immagini vettoriali.

Che ne pensate di questo articolo? Conoscete altre differenze tra grafica vettoriale e raster? Se volete potete commentare qui sotto.

Alla prossima

Se volete, potete seguirmi sulla mia pagina facebook “Nicoletta Rosone Grafico Freelance” o sul mio sito www.nicolettarosone.it

Nicoletta di Click Grafica e Olivotto Marco

 

 

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