Il processo "think-ing" è importante per un designer, aiuta ad arrivare alla giusta soluzione per un'azienda che vuole identificarsi

“Problema-Idea-Soluzione” la teoria del “Thinking”

“Problema-Idea-Soluzione” la teoria del “Thinking”

Per un designer non è bene progettare senza un metodo e pensare cercando da subito un’idea senza prima aver fatto una ricerca. Ecco perché vedremo in questo articolo cosa ricercare e scopriremo qual è il metodo progettuale più idoneo per arrivare a una soluzione unica, adatta e innovativa. Parleremo del processo “thinking” (problema-idea-soluzione) e del “pensiero laterale e lineare”, due pensieri che sembra si contraddicono ma che in realtà collaborano per raggiungere lo stesso obiettivo.

Più impareremo a mettere in pratica questi processi e più riusciremo ad arrivare a delle idee che nascono spontanee, capaci di dare un significato, una storia al nostro progetto o, come dice Tim Brown, “ a dare un perché ad ogni oggetto creato”.

Il designer quando progetta ha di fronte un problema da risolvere, quel problema che una volta superato ci fa arrivare all’idea giusta e poi alla soluzione definitiva del nostro progetto.

Tale processo creativo viene chiamato “thinking”: problema-idea-soluzione.

Se non definiamo il problema non possiamo pensare a delle idee e se non abbiamo delle idee non possiamo trovare la soluzione giusta per il nostro progetta, ecco perché ogni qual volta iniziamo a lavorare su un progetto dobbiamo ripeterci: problema-idea-soluzione.

Cos’è il problema

Archer dice: “Il problema di design nasce da un bisogno”. Proprio così!  Esso nasce dalle esigenze, dai bisogni del nostro progetto, degli utenti e del cliente.

Quindi, è importante definirlo bene.

 

Come e perché definire il problema

Per definire il problema dobbiamo andare alla ricerca, vediamo come.

Il primo passo è raccogliere delle informazioni dal cliente stesso: come? Un buon metodo è chiedendogli di compilare un brief, cioè una serie di domande specifiche sul progetto che desidera.

Attenti! Non basta semplicemente un brief per definire un problema, è solo la prima tappa.

Come dice il designer Munari è importante “definire il problema, […] perché servirà anche a definire i limiti entro i quali il progettista dovrà operare”.

Questa frase ci fa comprendere quanto è importante per noi designer definire il problema.

Quindi, oltre al brief, è bene imparare ad osservare, e riflettere su come i nostri utenti potrebbero reagire davanti un progetto o un altro e così via. Ci aiuterà a comprendere meglio che tipo di strada intraprendere.

Di tale argomento ne parlo in modo più dettagliato in questo articolo. Dove spiego perché è importante che un designer impari ad osservare anche nella vita quotidiana e in vari aspetti e momenti della vita.

 

Materiali e tecnologie

Inoltre, da non sottovalutare l’importanza di conoscere bene i materiali e le tecnologie a nostra disposizione.

Quindi, per esempio se il progetto finale verrà stampato e in quali materiali (carta opaca, satinata, lucida, telata, vergata e così via), oppure se sarà solo destinato a un uso online.

Quindi è importante definire il tipo di soluzione finale che tale progetto dovrà acquisire.

Quali sono i tipi di soluzioni possibili?

Esistono soluzioni: definitive, provvisorie, commerciali, sofisticate, semplici e così via.

Per esempio, una soluzione definitiva potrebbe essere un logo, perché si tratta di un progetto di lunga data, quindi dobbiamo trovare la giusta risoluzione del problema che possa superare la barriera del tempo riuscendo a rimanere funzionale anche negli anni avvenire. Al contrario una soluzione provvisoria potrebbe essere un’esposizione di un evento perché durerà solo dei giorni o mesi, quindi dovremmo concentrarci su altri problemi e così via.

Insomma dobbiamo esaminare e analizzare il nostro progetto in tutte le sue sfaccettature.

Pensate che la nostra ricerca di informazioni sia finita qui? No, non lo è.

Prima di passare alla ricerca delle idee c’è un ultimo passo. Accertarsi che le nostre idee non siano state già realizzate.

 

Attenti ai doppioni

Il designer Bruno Munari dice “Prima di pensare a qualunque possibile soluzione è meglio documentarsi se per caso qualcuno non vi abbia già pensato prima di noi [..] si troveranno certamente molti esempi da scartare ma, alla fine, eliminando i doppioni e i tipi che non potranno mai essere concorrenziali, avremo una buona raccolta di dati.”

Da noi dipende il successo di un’azienda per questo è importante che essa, grazie al nostro aiuto, acquisisca un’imaging identity funzionale, unica e che rispecchi perfettamente l’identità dell’azienda e il suo messaggio. Quindi, prima di mettere su carta o sul digitale le nostre idee, andiamo su google o su altri siti come logopond ed accertiamoci che non ci siano doppioni e soprattutto quando si tratta di loghi verifichiamo che non sia già stato registrato, andando su siti come http://www.registrailtuomarchio.it/verifica-del-marchio-logo.

Arrivati qui siamo abbiamo raggiunto la prima tappa del “problema-idea-soluzione” ora dobbiamo concentrarsi sulla seconda tappa. Qui ci viene in aiuto un altro processo importante: il pensiero lineare e laterale.

Prima di passare a parlare del pensiero lineare e laterale che ne dite di lasciarmi un 

 

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C’è dietro tanto lavoro ;-).

Grazie

Il pensiero lineare e laterale

Tali processi danno il via alla fase dello sviluppo.

Di cosa si tratta? Del pensiero lineare e pensiero laterale.

Ne avete mai sentito parlare? Beh è una fase importantissima perché è da qui che nascono le idee.

Il pensiero lineare segue un processo strategico, logico e preciso che ci indirizza verso una soluzione al problema partendo da ciò che è ovvio.

Il pensiero laterale è l’opposto di quello lineare, cerca delle soluzioni alternative, creative e indirette. Quindi, non cerca le risposte ovvie ma esplora ogni alternativa possibile cercando associazioni e connessioni da un’idea o parola all’altra, ci permette di guardare il problema da diverse prospettive.

 

Facciamo un esempio

Volendo fare un esempio è come se una sera decidiamo di andare a mangiare in un locale e possiamo decidere di andare in un locale rinomato, dove sappiamo già che si mangia bene, scegliendo quindi la scelta più ovvia come il pensiero lineare, oppure decidiamo di prendere la macchina e girovagare per la città verso una nuova avventura cercando e ricercando, come il pensiero laterale, un locale più adatto per la serata ma che non sia il solito locale amato da tutti.

Certo se vogliamo andare al sicuro la prima soluzione è la più ovvia ma se prendiamo la seconda può regalarci nuove emozioni perché incontreremo nuove persone e assaggeremo cibi nuovi.

Quindi, tocca solo a noi decidere quale scelta intraprendere.

Con questo non voglio dirvi quale processo scegliere. Spesso è utile intraprendere entrambi i pensieri, magari si può seguire prima il pensiero laterale per raccogliere più idee possibili o come dice De Bono per “cercare nuove interpretazioni della realtà”, per poi passare a una selezione dove la ragione ci aiuterà a scartare le idee fuorvianti.

Se invece ci limitiamo solo a seguire il pensiero lineare sicuramente limiteremo la nostra capacità di progettazione e di creatività o innovazione dentro quei confini più ovvi.

La fase in cui le idee più diverse vengono raccolte e analizzate prende il nome di brainstorming.

 

Come raccogliere le idee?

Tramite delle mappe creative e mentali.

Le mappe mentali si suddividono in:

Mappe gerarchiche che collegano ciascun elemento con quello che lo precede;

Mappe associative che collegano elementi gerarchicamente disposti in punti diversi della mappa.

Si parte sempre da un elemento centrale (che è il più importante, il punto di inizio di tutte le idee) e poi si vanno ad aggiungere idee secondarie, terziarie e così via.

Esistono mappe composte da una lista di parole e mappe con immagini. Quest’ultimo punto lo vedremo nel prossimo articolo.

Tony Buzan raccomanda da sempre la realizzazione delle mappe su carta perché la manualità e la sensorialità del disegno manuale stimola l’emisfero cerebrale destro che sono preposte alla creatività, fantasia, intuizione.

Non sempre è facile seguire tali processi, soprattutto il pensiero laterale che a primo impatto potrebbe anche intimorirci, questo è normale, ma più acquisiremo esperienza e più riusciremo a raccogliere maggiori idee e arrivare a soluzioni originali ma soprattutto funzionali.

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Esistono altri validi consigli da seguire per raccogliere le idee ed essere sempre più creativi. Cliccate qui per scoprirli.

Conclusioni

Ogni qual volta ci troviamo davanti a un progetto grafico da realizzare le parole che ci ripetiamo nella mente continuamente sono: problema-idea-soluzione.

Quindi non meravigliatevi se dietro ogni progetto c’è un grande studio, dei processi di ricerca da seguire che ci portano a raccogliere informazioni, analizzarli per poi arrivare alla soluzione del nostro progetto.

Abbiamo visto quanto è importante il processo “thinking” e quanto seguire sia un pensiero lineare e laterale ci permetterà di arrivare a soluzioni efficaci e innovativi.

 

Alla prossima

Nicoletta da Click Grafica

 

 

 

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