La scrittura, la tipografia vista come comunicazione visiva. La storia della comunicazione visiva.

La storia della “comunicazione visiva”, cosa può insegnarci?

La storia della “comunicazione visiva”, cosa può insegnarci?

La comunicazione visiva è la trasmissione di un messaggio tramite un’immagine. Perché studiarne la sua storia? Loro avevano meno mezzi comunicativi rispetto a noi ma questo non li ha mai fermati. Sono un grande esempio per noi perché riuscivano a comunicare nel modo più genuino e semplice.

La storia della comunicazione visiva è per noi una grande fonte di ispirazione. Entriamo nel dettaglio e scopriamone tutti i suoi aspetti.

La prima “comunicazione visiva”

Un grande professore del graphic designer, Michele Spera, disse: “La scrittura è un mezzo per comunicare ai propri simili pensieri, avvertimenti, idee”.

L’uomo ha sempre sentito il bisogno di comunicare. Quando la scrittura, ancora non esisteva, si serviva di corde, rametti, qualsiasi cosa permettesse loro di trasmettere un pensiero.

Successivamente, imparò a comunicare tramite dipinti e incisioni.

Ed è da qui che nasce la storia della comunicazione visiva grafica.

Oggi, questo tipo di “comunicazione visiva” , che prende il nome di “pittogramma”,  cioè disegno o simbolo stilizzato in uno o più colori caratterizzato da semplicità e chiarezza.

Una vera arte, accompagnata da grande creatività, che con il tempo diventava sempre più semplificata e stilizzata fino ad assomigliare alle lettere.

Nasce così la scrittura “alfabetica”.

C’è tanto da imparare da loro. Partendo dalla loro capacità di creare dei concetti, dei racconti con strumenti semplici, alla loro capacità di trovare una soluzione al loro bisogno di comunicare con l’utilizzo di disegni fini alle lettere . Oggi, però, vi  voglio parlare di una scrittura che non si è mai evoluta all’alfabetica.

Di quale lingua sto parlando?

Del “cinese”.

 

La “scrittura cinese” e la sua comunicazione visiva

i #simboli cinesi sono dei grandi esempi di una comunicazione visiva forte e d'impatto che riesce a far #comunicare svariati popoli

La scrittura cinese, a differenza delle altre, è formata da segni, simboli, tutti ben studiati, dove ogni carattere comunica perfettamente il suo significato.

Tale scrittura è in uso in un vasto paese, dove, nonostante i vari dialetti, ogni segno pronunciato in diversi modi, trasmette sempre lo stesso significato.

Oggi esistono 54.000 caratteri cinesi.

La “scrittura cinese” cosa può insegnarci?

La lingua cinese è molto complessa, e basta leggere tutta la sua storia per comprenderlo sempre di più. Ciò che ammiro di questa scrittura è che rappresentano messaggi, idee, oggetti usando solo dei segni.

Questo è arte. Un’arte unica che può insegnarci tanto, perché?

Quando state lì con carta e matita o davanti il computer per progettare per esempio un logo, non facciamo anche noi lo stesso? Non cerchiamo e ricerchiamo di trovare una soluzione migliore per rappresentare pensieri, parole, oggetti, idee con solo l’uso di segni, disegni semplificati o stilizzati, o solo un uso di caratteri? 

Quindi, non pensate che potremmo definirlo ogni carattere cinese  come un progetto di un logo o marchio?

Il professore Michele Spera, con la frase citata all’inizio, si riferiva anche a questo.

Il professore Michele Spera prova ammirazione per questa scrittura, perché la definisce una vera arte della comunicazione visiva, vede ogni carattere cinese non come un carattere in se stesso, ma come tanti loghi armoniosi e di grande bellezza.

Certo, non potrò mai paragonarmi al professore Michele Spera, il suo parere conta molto di più, ma personalmente concordo in pieno con il suo pensiero.  Ogni loro carattere esprime bellezza e armonia, e racchiudono con il massimo della semplicità significati astratti e non, solo con l’uso di segni.

Oggi abbiamo una vastissima disponibilità di elementi, ma la domanda è: siamo sicuri che avvalerci di tanti elementi sia veramente la soluzione migliore?

Rispondo a questa domanda anche in un altro articolo dove in modo più approfondito parlo della comunicazione visiva e della percezione, cliccate qui per saperne di più

 

Comprendiamo con un esempio

Mi spiego meglio con un esempio. Dobbiamo realizzare un logo per un’azienda che vende navi da crociera. Abbiamo a questo punto a disposizione vari elementi, per esempio l’ancora, il timone, la nave, il salvagente, il mare, le onde del mare e così via. Quanti elementi è giusto usare in un logo? Uno? Due? Tre? Quattro? Non c’è una regola precisa, ma non pensate che se inseriamo troppi elementi rischiamo di confondere troppo le idee e alla fine anziché trasmettere un messaggio preciso, riusciamo solo a distrarre l’attenzione delle persone da esso?

Non pensate che la scrittura cinese potrebbe essere per noi una fonte di ispirazione? Imitandola potremmo migliorare le nostre tecniche e riuscire a comunicare con pochi elementi, ma ben scelti e accurati, rendendoli più semplici e più armoniosi.

Certo, sicuramente, dietro a ogni carattere cinese c’è dietro uno studio profondo. Lo stesso vale per il logo o marchio.

Creare un logo non è facile e se vogliamo rispettare la regola della semplicità, non possiamo far altro che studiare, tentare e ritentare fino a quando non troviamo la soluzione migliore.

Prima di passare a parlare dei caratteri Hangul, se pensate che questo articolo vi sia stato utile, che ne dite di lasciarmi un 

 

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C’è dietro tanto lavoro ;-).

Grazie

I caratteri “Hangul” e la sua comunicazione visiva

una comunicazione visiva #semplice. Una #lingua che sa #trasmettere e #comunicare con pochi #simboli.

Oltre il cinese, esiste un’altra scrittura, che può insegnarci qualcosa di importante, avete mai sentito parlare dei caratteri “Hangul”?

È una lingua coreana,  che non esisteva fino a 5 secoli fa.

Nasce dall’esigenza di far comunicare tra loro persone e bambini, che non potendo frequentare la scuola, non riuscivano a imparare i caratteri cinesi. Quindi, si pensò di creare una nuova scrittura composta da pochi caratteri, ma più diretti e ancora più semplici, che messi insieme riuscivano a formare vari pensieri, idee, parole e oggetti.

Inizialmente, tali caratteri erano formati da 28 lettere, oggi di questi, sono in uso solo 24.

Cosa impariamo dalla storia dei caratteri Hangul?

Ecco cosa ho imparato io:

Spesso, quando progetto  un logo o un marchio, ho capito che è importante tener conto del vasto pubblico che abbiamo. Un pubblico che può essere formato da persone adulte, ma potrebbe essere composto anche da bambini o semplicemente da persone che non parlano la nostra lingua e che quindi, solamente dal logo o marchio dovrebbero essere in grado di capire, percepire di cosa l’azienda tratta. Quindi, è importante progettare un logo chiaro, immediato e riconoscibile.

Questi tre aggettivi si legano tra loro.

Faccio un esempio: per essere riconoscibile, un logo deve rimanere impresso nella mente delle persone. Ma se questo logo non è chiaro, forse perché è composto da troppi elementi, o per altro, per voi come potrà mai essere ricordato facilmente?

Un logo è vincente quando corrisponde a tutte queste caratteristiche.

Ogni giorno e per ogni progetto mi concentro su questi obiettivi per migliorarmi, per crescere e per dare alle aziende un progetto che può lasciare il segno. Un progetto che ha una comunicazione visiva forte e potente.

Questo è diventato uno dei motti della mia vita.

C’è sempre da imparare e da crescere.

Esistono altri codici di comunicazione dai quali possiamo imparare qualcosa, per esempio il “Brail”, il “codice morse”, e segnali a bandiera e di luce e così via.

Per oggi mi fermo qui.

Conclusioni

Il mondo del grafico designer è molto vasto, e la vita e tutto ciò che ci circonda può essere per noi fonte di ispirazione per imparare e crescere sempre di più e raffinare la nostra comunicazione visiva.

Le incisioni, i dipinti, le scritture sono solo alcuni esempi di fonti da cui possiamo apprendere.

Se questo articolo vi è piaciuto, cliccate su “mi piace”. Grazie a chiunque lo farà.

Se volete esprimere un vostro pensiero, mi farebbe piacere. Il bello della vita è anche la possibilità di imparare e crescere con critiche costruttive dagli altri e non solo da se stessi.?

Dopo questa vena poetica ?

Alla prossima

Nicoletta da Click Grafica

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